Chi è venuto a BCC quest’anno si sarà accorto di quanto stiamo diventando grandi, in termini di pubblico, aspettative e risonanza nei media. Chi non ne ha avuto la possibilità, può facilmente farsi un’idea andando a gironzolare sulla rete.
Questo ci porta a pensare che la gestione in regime di volontariato puro non è più sostenibile: abbiamo tantissimi progetti interessanti che richiedono però un assetto diverso, che non può più essere condotto semplicemente attraverso l’esclusivo appoggio organizzativo dell’Associazione: la vita spesso va in altre direzioni e paradossalmente BCC è "in pericolo di estinzione" se non si ripensa profondamente alla natura stessa del nostro gruppo. A seguito di una breve riunione, si è deciso che dobbiamo porre le basi perché diventi un “lavoro”: virgolettato, poiché non inteso come impiego vero e proprio, che sostituisca le nostre attuali occupazioni, bensì una piattaforma per creare lavoro e costruire qualcosa di solido (già stiamo progettando un "villaggio sostenibile", un "ostello BCC" completamente alimentato da energia pulita, stiamo combattendo contro la privatizzazione dell'acqua col sogno di fornire acqua gratis a BCC mediante appositi punti-fontana...). Insomma, vogliamo mantenere la nostra etica, ma nell'alveo di quel nuovo concetto di economia legata alla creatività i cui fondamenti Alberto Cottica ci mostrò così bene in una lezione all'Università di Savona.
Qual'è, secondo voi, la forma più conveniente? Cooperativa? Esistono tipi di società "non tradizionale" (considerato anche un indotto che comunque non potrebbe sostenere un costo del lavoro "reale")? Ve lo chiediamo perché siamo convinti che, ora più che mai, dobbiamo proseguire in parallelo con Kublai per realizzare la nostra principale ambizione: diventare il festival alternativo più grande d'Italia.
Grazie di cuore a nome di tutta BCC.
Stay cinghial.
Simone.
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