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Comunicazione e Cultura

Far crescere in ogni persona una mentalità critica, capace di leggere e interagire con i media senza lasciarsi massificare e perdere i veri valori e la propria identità.

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Commento da Federico V. il 20 Luglio 2010 a 12:17
Ciao Tiziana.
credo di non essermi spiegato bene
Apprezzo molto le Vostre attività ma io Intendevo sapere in cosa consiste il progetto che presenti qui su Kublai.
Ecco.
Commento da Tiziana Minieri il 20 Luglio 2010 a 11:20
Ciao, Federico,
grazie per il tuo intervento.
Come Associazione Comunicazione e Cultura, abbiamo realizzato, tra l'altro, con alcuni carcerati un'oper teatrale che sta girando per il nostro paese, abbiamo sostenuto un progetto columbiamo per la scolarizzazione di circa 200 giovani che si stanno preparando professionalmente ad entrare nel mercato del loro paese, abbiamo organizzato corsi di cineforum e varie conferenze in alcune città italiane per la sensibilizzazione della problematica degli immigrati, per i "Senza fissa dimora", per le donne disoccuate e inoccupate e per la cittadinanza attiva... due convegni nazionali sulla Comunicazione in collaborazione con l'Università Lateranense, con premiazione verso chi si è distinto nel settore.Abbiamo realizzato, inoltre, una Campagna di sensibilizzazione, durante la Settimana della Comunicazione 2010, in collaborazione con il Segretariato Sociale della RAI, sul rapporto donna/comunicazione e bambine/comunicazione, dal nome: FemminilMente e tante altre cose e milte altre sono in cantiere.
Caro federico, come vedi non facciamo solo parole. D'altr parte, creare una mentalità critica non vuol dire diventare relativisti, ma partire da una gerarchia di valori che dia senso alla tua esistenza e che tu ritieni vera e positiva e che accetti liberamente e razionalmente.
Un caro augurio di bene.
Commento da Federico V. il 20 Luglio 2010 a 10:01
Ciao Tiziana,
sono Federico V. e faccio parte del team di coach su Kublai.
Vorrei avere maggiori informazioni sul tuo progetto che, almeno in questa fase e da quanto ho potuto leggere finora, non va oltre le buone intenzioni.
Sarei molto curioso di conoscere che tipo di attività ti proponi e se hai già pensato a delle azioni concrete per raggiungere lo scopo che ti prefiggi.
Anche perchè, ti confesso, leggendo i tuoi commenti, mi sembra che nonostante il tuo scopo sia quello di "Far crescere in ogni persona una mentalità critica" parti già da una posizione ben precisa, visto che ti rifai ai valori evangelici che valuti "sempre e comunque a favore della crescita totale della persona".
Non credi che una posizione pregiudiziale possa in qualche modo influenzare lo sforzo che ti proponi?
Commento da luigi smimmo il 20 Luglio 2010 a 7:39
mi interessa
Commento da Tiziana Minieri il 9 Luglio 2010 a 16:51
Grazie, Angelita.
Siamo quasi 50 soci, se vuoi puoi unirti a noi in qualsiasi momento!
Grazie per la segnalazione del bando.
Tiziana
Commento da Tiziana Minieri il 9 Luglio 2010 a 16:47
Molto interessante. l'ultimo commento. Sono pienamente d'accordo che non bisogna sacrificare la libertà sull'altare della verità, perchè sono entrambi dei valori irrinunciabili e inestimabili. Credo solo che dobbiamo crescere tutti insieme in una mentalità critica, che partendo dalla piattaforma dei valori evangelici, quelli sono sempre e comunque a favore della crescita totale della persona, valuti e a giudichi qualsiasi atto umano, politica e cultura compresa, senza guardare in faccia a nessuno, senza sconti e senza ideologie.
E' proprio vero che rischiamo di tornare alle barbarie, oggi è tutto lecito, tutto permesso, tutto possibile, ma in realtà non è così! La persona umana non è solo istinto, ha una ragione, una razionalità, un esempio da seguire, una verità da raggiungere e scoprire una libertà da conquistare, un Amore da realizzare. La volgarità e la disonestà non fa bene a nessuno! Il lassismo e l'abrutimento ci pongono al di sotto delle bestie... Fermiamoci! Prendimo coscienza del baratro verso il quale ci stiamo dirigendo e cambiamo rotta, costruendo un futuro migliore per noi e per i nostri posteri!
Commento da Angelita Levato il 9 Luglio 2010 a 13:39
Ciao Tiziana,
ho letto il tuo progetto e mi piace molto. Mi dispiace e mi rammarico di non essermi unita prima al tuo gruppo. In settimana mi riprometto di darti un mio contributo, per ora, voglio informarti dell'uscita di un bando della Provincia di Roma che promuove la creatività. I temi sono specifici creatività digitale ed artigianato artistico e pertanto trovo alcune difficoltà ad associarli alla tua iniziativa; ma tu, leggi il bando e verifica se cogli qualche collegamento, nel caso ne riparliamo insieme e valutiamo il da farsi.
a presto
Angelita
Commento da Tyler Durden il 22 Gennaio 2010 a 14:18
Tiziana.
Veri valori.
Migliorare il mondo.
Forse vale la pena raccontarlo ad altri.
Ti scrivo, ci sono regole e non posso parlarne apertamente.
E' necessario, anche se fa male.
Commento da Tiziana Minieri il 26 Giugno 2009 a 17:33
Come comunicare efficacemente convinzioni di matrice cristiana

Secondo monsignor Rodríguez Luño

di Marta Lago
Una comunicazione cristiana efficace deve soddisfare la consistenza delle idee più che intenzioni individuali o argomentazioni dialettiche, avverte monsignor Ángel Rodríguez Luño nel seminario internazionale che celebra a Roma la Pontificia Università della Santa Croce.
"Comunicazione della Chiesa e cultura della controversia" è il tema di questa VI convocazione professionale sugli Uffici di Comunicazione della Chiesa, alla quale partecipano persone di circa 60 Paesi.
Inserito nel magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, l'intervento di monsignor Rodríguez Luño - "Comunicare le proprie convinzioni" - ha ricordato che "la comunicazione genera cultura e la cultura si trasmette mediante la comunicazione", un nesso che suscita grande interesse nell'etica, visto che "il raggiungimento della consapevolezza morale personale non è indipendente dalla comunicazione e dalla cultura".
"Se all'etica interessa il rapporto tra comunicazione, cultura e consapevolezza morale personale, ai professionisti della comunicazione importa soprattutto che la cultura possiede una logica immanente e oggettivata, nella quale le idee e i sentimenti hanno una consistenza e uno sviluppo in certo modo autonomi", ha sottolineato.
Secondo il teologo, "è come se le idee, quando escono dalla coscienza e passano al piano della comunicazione, si separassero dalle menti singolari che le hanno prodotte, e cominciassero a vivere una vita propria e a svilupparsi con una forza che dipende solo da se stesse, dalla loro consistenza oggettiva e dalla loro dinamica intrinseca, forse ben diverse dall'intenzionalità della persona o delle persone che le hanno messo in circolazione".
Per questo, avverte che "chi attraverso la comunicazione aspira a intervenire positivamente, cristianamente potremmo dire noi, nella creazione e trasmissione della cultura, deve fare attenzione alla consistenza e allo sviluppo oggettivo delle idee più che all'intenzionalità delle singole persone, agli argomenti ad hominem, alle battute fortunate o alle argomentazioni puramente dialettiche".
"Con un colpo ad effetto si può far momentaneamente tacere l'avversario - ammette -, ma se la maggiore o minore consistenza intrinseca delle sue idee e le loro possibili linee di sviluppo non sono state capite e oggettivamente neutralizzate con una risposta culturalmente adeguata, tali idee avranno lunga vita, anche se l'avversario è stato ridotto al silenzio".
Conoscitori di questo processo, i professionisti della comunicazione "mettono alla base di ogni strategia comunicativa un lavoro di analisi volto a capire i punti di forza della posizione contraria", perché, come sottolinea monsignor Rodríguez Luño, "solo una posizione ben capita può essere efficacemente contrastata" con efficacia, cioè riuscendo "ad elaborare una prospettiva positiva che conservi e superi ciò che di buono c'è nella posizione dell'avversario".
Tra le situazioni di questo tipo che si verificano frequentemente nelle società pluraliste, il docente di Teologia segnala "il conflitto tra libertà e verità", o in modo simile la questione del relativismo.
In questi fenomeni, il punto di sostegno è la realtà storica per la quale nel corso dei secoli "alcuni hanno sacrificato violentamente la libertà sull'altare della verità, creando così una contrapposizione tra verità e libertà che la sensibilità odierna intende far valere interamente in favore della libertà".
Nella comunicazione delle convinzioni cristiane, secondo Rodríguez Luño, si deve sempre evitare di "usare parole o atteggiamenti che vengano a rafforzare ciò che nella mentalità relativista è più persuasivo, vale a dire, far pensare che il cristiano convinto è uno sempre pronto a sacrificare la libertà sull'altare della verità".
"La comunicazione delle convinzioni cristiane, o più in generale la comunicazione di contenuti etici positivi, deve mostrare coi fatti, e non solo con le parole, che tra verità e libertà esiste vera armonia - sottolinea -, e ciò richiede dimostrare sempre una consapevolezza convinta, e non solo tattica, del valore e del senso della libertà personale".
Un'altra situazione frequente di fronte alla quale si troverà chi si occupa di presentare all'opinione pubblica gli atteggiamenti della Chiesa è il "dovere di esporre e motivare delle critiche ad alcune leggi dello Stato o a qualche provvedimento governativo".
Offrire una risposta culturalmente adeguata in questi casi "richiede innanzitutto un grande senso dello Stato, una fine consapevolezza dei valori etico-politici delle diverse istituzioni dello Stato moderno, consapevolezza che non deve restare offuscata neppure dal fatto, forse molto doloroso, che l'atto parlamentare tale o tal altro, con il quale si ha a che fare nel momento presente, lo si ritiene nettamente sbagliato".
A volte accade anche che "la posizione sostenuta dalla Chiesa su materie etiche viene a coincidere con quella di tutti o di molti dei cittadini che militano legittimamente in una parte politica", una situazione delicata perché, sottolinea il professore, "possono scaturire critiche alla Chiesa come se essa appoggiasse non una posizione etica o etico-politica, ma un gruppo concreto di cittadini in quanto essi sono una delle parti politiche in lotta".
E' quando la Chiesa viene accusata - molte volte come pretesto o con intenzioni negative - "di intromettersi nelle politiche dello Stato, compromettendone la laicità", spiega.
Per offrire una risposta adeguata alla consistenza oggettiva delle critiche, monsignor Rodríguez Luño spiega, in primo luogo, che "tutti i cittadini, anche coloro che sono membri di un organo legislativo o di governo, hanno il diritto e il dovere di sostenere motivatamente le soluzioni che in coscienza ritengono utili per il bene del proprio Paese".
"Le soluzioni politiche vanno valutate per il loro valore intrinseco e per le argomentazioni razionali che le sostengono", aggiunge.
In secondo luogo ricorda la distinzione tra i compiti dello Stato e quelli della Chiesa. Al primo "spetta interrogarsi sul modo di realizzare concretamente la giustizia qui e ora"; da parte sua, la dottrina sociale cattolica si offre come un aiuto, argomentando "a partire dalla ragione e dal diritto naturale".
"Se vogliamo dare un piccolo contributo al grande compito di illuminare il mondo della comunicazione e della cultura con la luce del Vangelo, occorre adoperarsi affinché l'oscurità dell'avversario, qualora ci fosse, non tolga alle nostre parole e atteggiamenti la luminosità che scaturisce dal messaggio cristiano, che è fatto di amore della libertà, ricerca sincera della verità, rispetto dell'autonomia delle cose temporali, attenzione alla consistenza oggettiva delle critiche, e amicizia magnanima verso tutte le persone", ha concluso.
Commento da Tiziana Minieri il 24 Giugno 2009 a 17:13
Xenofobia e questione educativa
Antonio Nanni


Gli episodi di violenza contro donne e immigrati che in queste ultime settimane si sono ripetuti con frequenza in alcune città italiane (Guidonia, Cassano Ionico, Nettuno, …) hanno riacceso il dibattito sulle ragioni che spingono tante persone, spesso giovani e talora minorenni, a compiere gesti di barbarie, stuprando una ragazza, o cospargendo di benzina un immigrato indiano all’interno di una stazione ferroviaria, trasformandolo in una torcia umana.

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Motivare questi atti di incivile sopraffazione attribuendoli ora alla noia, ora al culto della violenza, ora al bisogno di divertimento e di emozioni forti, è forse il segnale più eloquente del profondo vuoto morale che caratterizza la nostra società. Sarebbe tuttavia troppo comodo scaricare soltanto sulle nuove generazioni quelle responsabilità che invece sono proprie della famiglia, della scuola e delle stesse forze politiche.

Il Presidente Napolitano ha fatto bene a sollecitare le istituzioni a reagire contro questi episodi raccapriccianti e intollerabili di violenza e di xenofobia. Si è infatti creato nel nostro Paese un preoccupante clima di legittimazione che finisce per far sentire orgogliosi gli stessi artefici delle discriminazioni. Contro di essi, poi, si minaccia di essere ancora più “cattivi” finendo per avvitarsi in una spirale inconcludente senza sbocchi ri-educativi. Non si può puntare tutto sulla repressione promettendo di costruire nuove carceri. Occorre il metodo della prevenzione che, come ha insegnato Don Bosco, è il cuore si ogni vera educazione.

Ciò che vogliamo dire è che nel nostro Paese, oltre alla crisi della fede cristiana, si registra ormai una crisi dei valori etici del patrimonio cristiano. Dopo il divorzio, l’aborto e l’eutanasia (vedi i sondaggi) stanno crollando anche le cosiddette virtù civiche del buon cristiano e onesto cittadino.

Ha ragione Miriam Mafai quando su Repubblica sottolinea acutamente come l’attuale cultura di violenza «disprezza e irride alla mitezza, alla pazienza, alla solidarietà, alla debolezza, alla sobrietà». Cioè a quelli che fino ad oggi sono valori propri della tradizione cristiana.

Dobbiamo allora avere il coraggio di dire che la cultura leghista, una volta portata al governo, è riuscita a diventare egemone nel nostro Paese diffondendo paura per il diverso e bisogno di sicurezza. Lo si è visto, ad esempio, con la moda delle “ronde”, nelle città, con la sceneggiata delle impronte ai bambini rom, con la mozione del leghista Cota sulle classi separate a scuola, con la drammatizzazione del Centro di accoglienza a Lampedusa.

Razzismo? Culto della violenza? Assenza di valori? Nichilismo? Forse bisogna evitare di racchiudere in una sola categoria omnicomprensiva la spiegazione di tanti episodi criminali eppure così diversi. L’uomo di oggi sembra divertirsi soprattutto quando raggiunge un piacere attraverso la trasgressione delle regole e l’esercizio della propria forza su un soggetto più debole (dallo zingaro al disabile, dalla donna allo straniero).

Piuttosto che di razzismo e di xenofobia si dovrebbe forse parlare di una società che non possiede più le coordinate culturali per convivere con l’alterità, poiché priva di un’antropologia della differenza. Questo fa capire la centralità della questione educativa come questione dell’alterità e non solo delle radici dell’identità. Voglio dire che per rispondere alla nuova domanda di convivenza e di etica sociale nelle nostre città dobbiamo partire dall’altro, dalla differenza, dalla relazione e non semplicemente dall’io. Anche all’interno della tradizione cristiana andrebbe rafforzata l’antropologia della relazione più che quella dell’identità che rischia di farci restare prigionieri dell’individualismo e anzi di radicalizzarlo.

Se così stanno le cose vuol dire che l’Italia ha bisogno di una svolta culturale, di una rinascita morale, di una riforma istituzionale, insomma di tornare ad avere una prospettiva di futuro. Ciò significa concretamente educare i cittadini, vecchi e nuovi, a scoprire che le radici comuni non stanno nel passato di ciascuno (che divide), ma nel futuro che ci accomuna.

Dobbiamo ri-educarci alla cittadinanza plurale e interetnica, per capire che abbiamo tutti diritto al futuro e ad un destino comune. Non si tratta soltanto di metterci a recuperare una memoria ormai perduta, ma soprattutto di guardare avanti cercando di lavorare per un “sogno condiviso”, per una storia comune da costruire tutti insieme. Questo non significa fare riferimento ad una utopia irrealizzabile. L’elezione di Obama in America ha dimostrato che il desiderio di novità e la speranza dei cittadini è più forte di ogni realismo. Anche in Italia si potrà uscire insieme da questo clima di imbarbarimento e di insopportabile lamentazione soltanto se avremo il coraggio di operare questa svolta.
 

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