Kublai

Conversazioni creative

Ecco le slides in formato PDF. A caldo, mi sembra di potere dire che il modo in cui ho provato a raccontare questa storia, cioè "Tempi duri per gli innovatori, facciamo un'alleanza per l'innovazione tra un settore del Comune e spingiamo l'ideologia dell'innovazione" NON sia stata validata dai creativi. Dico questo perchè (1) la partecipazione non è stata molta - ho visto più interesse da parte dei funzionari comunali che da parte dei creativi - e (2) non mi è parso di vedere tutta questa voglia di spingere un'agenda innovativa. Vediamo se qui sul gruppo di CITIES raccogliamo qualche altra suggestione interessante.

Tag: Bensone, CITIES, Modena, creative, focus, group, industrie

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Risposte a questa discussione

Strano...il feedback veloce che mi ha dato stamattina Matteo era invece di entusiasmo!
Questo è molto intrigante. Può Matteo dirci qualcosa di più? Entusiasta di che in particolare?
Buongiorno,

io non ho assistito alla presentazione perchè ho avuto un problema da risolvere un po' urgente. Quindi, grazie per averla postata così tempestivamente.

Per quanto riguarda ieri sera, devo dire che - a parte la scarsa partecipazione - io ho constatato una gran voglia di condividere e proporre sul progetto. Dalla mia parte della tavolata a cena abbiamo discusso molto.
Aspetto le proposte di ludovica sul piano di lavoro da qui a settembre e metto a disposizione, sin da ora, il mio spazio teatrale (www.teatrodeiventi.it) per il prossimo incontro di CITIES. Non è centrale come Bensone, ma si trova parcheggio e siamo gente simpatica:

Baci a tutti!

Michela
E di entusiasmo c'è bisogno, mio caro. Vediamo se Matteo, Mattia di Fuse (so che è vostro amico, mi ha fatto un'ottima prima impressione) e gli altri creativi di CITIES ci danno qualche buon feedback.
Si, Mattia e Luca di Fuse sono bravissimi...se si riesce a Matera si faranno cose insieme!

Come mi diceva stamattina Matteo: dobbiamo (noi di Kublai e Cities) costruire una nuova scena dell'innovazione in Italia! Si può fare!
Scrivo sotto l'impulso di una personale urgenza, che spero rifletta in qualche modo quella delle persone che c'erano ieri sera all'incontro di CITIES e anche di quelle che avevano altro da fare. E anche perchè con buona pace di tutti trovo più agevole scrivere a tanta gente, sono un po' timida ;).

Riflettendo su quanto detto e anche sulle mie reazioni infatti mi sono accorta che fondamentalmente mi sono sentita in una situazione paralizzante e demotivante (nella prima parte, dopo lo spostamento ai Fusi Orari ha preso il sopravvento invece quello che è bello e giusto che sia, la conoscenza personale e la condivisione di esperienze...)

Dicevo, come se da un lato ci si dicesse "I creativi siete voi, inventate qualcosa, ora ce n'è l'occasione: di realizzare l'impulso primo che ci spinge nel nostro lavoro (e nei sacrifici che ne derivano), ovvero dare valore al territorio, migliorarlo, fare qualcosa per renderlo più brillante, vitale, distribuire bellezza".

Ma anche "Dovete avere un'idea geniale, che riunisca ciò che è frammentato e che crei economia - e ideologia (...) - laddove sono tempi duri per i creativi". Mi sono cioè sentita un po' come in una situazione di selezione naturale per l'evoluzione di qualcosa che ha in sé il destino - o non ce l'ha, quindi pace - di trovare una grande mente, un grande trascinatore, un inventore, un Rifkin delle economie della cultura modenese. Fondamentalmente trovo molto fastidiosa questa cosa, e non giusta. I progetti "necessari" si possono costruire anche da una base aggregata di persone che mattoncino dopo mattoncino costruisca qualcosa di utile, che risponda a un bisogno.

Riassumo violentemente ciò che ho provato, lo sto ovviamente semplificando, ma questa vuole anche essere una provocazione...

Perché questa occasione non diventi invece una occasione di suicidio di progetto di una vita migliore e tempi meno duri per i creativi a Modena, per come la vedo io, si potrebbe individuare i bisogni reali del territorio e cercare di rispondere ad essi. Sul serio.

Se posso permettermi di riassumere:

- Bisogno di concretezza (sono convinta che appena il gruppo si lancia su un progetto che realizza qualcosa di concreto altre persone si aggregheranno spontaneamente). Ognuno di noi è una rete, e se ognuno di noi fosse davvero convinto che c'è trippa per gatti saprebbe perfettamente chi coinvolgere...

- Bisogno di identità (se viene fuori tutte le volte l'urlo primigenio, "si ma noi, chi siamo????", un problema di chiarezza evidentemente c'è, e forse è uno dei motivi della poca partecipazione). Forse andrebbe formalizzata, dichiarata, in modo che se vedo CITIES per la prima volta dico, si io c'entro, io no, io non so ma chiedo e so dove chiedere.

- Bisogno di lavorare (rendere esplicita la rete, conoscere le risorse del territorio, mettere insieme le persone, creare lavoro: non è altro che un'innovazione di processo)

- Bisogno di guadagnare (su questo non faccio commenti se non che le persone che lavorano nella cultura, nella creatività spesso si vergognano di voler guadagnare...ma questo è una contraddizione!!! se no non sarebbe lavoro no? questo è un nodo più o meno inconscio su cui non si riflette mai abbastanza)

- Bisogno di conoscere (conoscere le altre persone per ampliare le occasioni di lavoro e per valorizzare le proprie competenze; conoscere le opportunità anche oltre Modena, best practices nazionali e internazionali)

- Bisogno di riconoscimento

- Bisogno di comunicazione (che Modena sappia!!! e che anche gli altri lavoratori in campo sappiano, magari ne esce qualcosa di nuovo unendo X e Y....)

- Bisogno di essere presi per il colletto e coinvolti (sindrome dell'orticello molto lamentata e molto radicata anche tra i creativi...)

Perdonate la banalità del tutto, ma sto cercando di rimettere insieme i pezzi.

Ordunque, cosa potrebbe rispondere a questi bisogni? domanda da un milione di dollari. Riflettendo penso che fondamentalmente la cosa si strutturi su due livelli, che rispecchiano anche i due "rami" in un certo senso in cui lavorano i creativi (anche se mi è sempre più antipatico questo termine). I bisogni di cui sopra si declinano in modo in parte diverso, a seconda.
- Gli eventi sporadici (alla Festival della Filosofia per intenderci)
- Le attività continue (alla laboratorio di grafica ad esempio)

Quello che mi viene in mente come una possibile risposta è (e in questo mi contraddico rispetto a quanto ho detto nell'intervista):
trovare uno spazio fisico centrale, in modo che la gente ci passi e non debba per forza scegliere di andare apposta, dove insediare un centro culturale che contenga: uno sportello di informazioni - banca dati dei creativi in provincia di Modena e osservatorio - spazio di coworking - spazio espositivo eventi e conferenze - spazio aggregazione e accoglienza wireless per creativi e non - bar - studi - residenze d'artista - spazi di vendita per nuovi artigiani - progettazione di azioni di arte pubblica e di valorizzazione del territorio - incubatore di impresa - corsi di vario genere)

Vi sembra troppo? E' il mio sogno. Ve l'avevo detto che era una visione personale. Ma drizzando le orecchie mi è parso di capire che è una necessità di molti.

E' scandaloso che nel centro di Modena non ci sia uno spazio del genere tranne la Delfini e tre locali in croce.

...Uno spazio dove se ho bisogno di un grafico vedo l'offerta sul territorio immediatamente sul database, o dove magari lo trovo al bar intento sul suo laptop nel suo nuovo lavoro. O che gioca a battaglia navale con uno a Klaipeda via web...Dove vedermi un film, una conferenza, una riunione di videomaker. E non è vero che non ce ne sono, è che bisogna fare promozione e relazione con il GAI, con l'Università, con il passaparola, con pubbliche relazioni, bandi e una promozione a tappeto. Dare l'immagine: si sta muovendo qualcosa nella tua città, e tu ne puoi fare parte. Roba grossa.
Preventivo? ....

Sogno ad esempio un Sant'Agostino che non perda una enorme occasione (tra l'altro un bar nello spazio interno non disturberebbe nessuno...). E che magari dia uno spazietto a CITIES. Per cominciare. Che dice la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ad esempio? Potrebbe essere interpellata? Dobbiamo cominciare a muoverci, per non morire, per non morire.....

Lancio la bomba. I have a dream.

Ciao.
Caterina, la lucidità non ti manca! ;-)
La tua risposta, così articolata, vale la pena di studiarla a fondo. Anche a me l'incontro al Bensone ha smosso molte cose, mi prendo un po' di tempo per rifletterci e poi scriverò, ma una cosa a un certo punto mi è balzata all'occhio con una nitidezza che non avevo mai realizzato fino ad ora: cioè che la presentazione fatta da Alberto calzava a pennello (ed è dire poco) anche a ME! E questo, insieme alla davvero esigua partecipazione da parte delle imprese culturali, ha fatto sorgere in me una domanda spontanea: ma non è che questa urgenza di innovazione sia un'esigenza più di una certa parte dell'Amministrazione Comunale (quella che era presente, più o meno) che del settore culturale/creativo di Modena?
Se è così, allora bisogna ripensare bene il tutto......
Ludo, questa che dici è una cosa importante. Ho paura che seppellita qui in fondo a una discussione possa perdersi, per cui magari manderei un messaggio broadcast al gruppo di CITIES per segnalarla.
Per tutti: guardate un po' qua.... me ne ha appena parlato una collega che l'ha visitato ieri. E' a Bologna: www.lapillola.net
Un po' effimero bolognese, ma la direzione la condivido :-)
amici,
vi ringrazio. queste riflessioni sono certo che valgono per una alta percentuale di città, paesini, e comunelli italiani..e probabilmente ci sono altre migliaia di persone che si stanno ponendo domande simili, stanno sperimentando risposte e proposte simili/diverse. e, da che ne ho memoria, queste situazioni sorgono ciclicamente nei percorsi di vita individuali (o generazionali) e storico-sociali. insomma non sarà nè la prima nell'ultima volta. ma questa volta, siamo noi.
non conosco la situazione specifica, ma suggerisco di capire bene chi sono i soggetti interessati e che si prenderanno cura , e se quetso interesse non decade nelll'interesse "personale", e dall'altro lato allargare il discorso in modo che non sia solo per i "creativi" che sennò diventano una nicchia quasi degli appestati...se riuscite a contaminarvi con altri (artigiani, studenti "normali" ..non so) forse il linguaggio e le proposte saranno più comprensibili..e ne trarrete beneficio anche voi.
perdonatemi se l'intervento è de- contestualizzato
(scusate il finale lirico)
Simone
un commento..scassacoglioni...

ovviamente chi non partecipa.."direttamente" dovrebbe stare zitto..
ma...

la questione sta..secondo me...
nel fatto che il punto di partenza dell'innovazione (almeno quella di cui si sta parlando qui) è quella di proporre nuovi framework socioculturali (.. connessi con la tecnologia che è un affare sociale) che ridiscutono in maniera a volte anche "violenta" quelli esistenti.
violenta ..nel senso di talmente evidente che produce degli spostamenti di senso sociale ma anche..e questo è il passaggio più importante...economico.
si producono nuove catene del valore..(connesse a un nuovo sociotecnico) che vanno a popolare..in maniera non continuista..ma di coesistenza complessa e anche un po' antagonista...quelle esistenti.
quindi la domanda è? ma il soggetto abilitante (il comune..) le vuole si o no queste catene nuove o il sociotecnico emergente o siamo ancora all'idea della cooptazione via "riserve indiane..che tanto poi crescerete e vi integrerete..."?
secondo me (a parte la "ludorete"...) fondamentalmente no..
quindi se alberto dice che l'innovazione è un'ideologia..il passo conseguente...è un attacco ai simboli di quella vecchia..
una sana "guerra" pacifica/artistica/dei valori..contro quella vecchia..(alla piastrella e al porco???)
e anche la proposta di catene del valore "reali" non assistite (anche se deboli e da sviluppare...).
altrimenti è la sagra del "non ci capiscono e non ci ascoltano" e "qui non succede mai niente"...

scusatemi..ma ho letto i commenti e alcuni mi hanno..stimolato

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