Kublai

Conversazioni creative

La buona notizia: due persone importanti della comunità di Kublai, Federico Bo e Antonella Napolitano, hanno lanciato in questi giorni una nuova startup, Spotus.it, insieme a un kublaiano meno visibile, Antonio Badalamenti.

La cattiva notizia: nonostante l'impegno generoso e veramente al di sopra di qualunque critica di queste persone in Kublai, soprattutto Federico, il lancio dell'iniziativa non è stato preceduto dalla fase di messa a punto collettiva che Kublai cerca in tutti i modi di aiutare e incoraggiare. La considero una cattiva notizia perché stiamo parlando di persone che conoscono benissimo il processo di coaching di Kublai, anzi ne sono parte attiva. Quindi siamo di fronte a un evento in apparenza paradossale: Federico e Antonella credono che Kublai possa essere utile, ma non a loro. Come si spiega? Cosa c'è che non gli funziona in Kublai?

Ho fatto la domanda diretta a Federico quando ci ha dato la notizia. La sua risposta è stata abbagliante:

Dopo varie esperienze negative, con Antonio e Antonella abbiamo deciso prima di tutto di "fare".

Solo dopo essere andati online, i fondatori di Spotus.it hanno deciso di creare un progetto su Kublai, che serve - immagino - a calibrarne il business plan e soprattutto ad attrarre investitori, cioè a fare finanza. In questa discussione Federico racconta la genesi del progetto: leggetela per intero, ne vale la pena. Il succo è questo: Federico e Antonio avevano lavorato un anno a un progetto di giornalismo sul web. Questo progetto è abortito a causa di dissidi fra loro due e gli altri due soci. E allora, coinvolta Antonella e ricalibrata l'idea,

Io, Antonio e Antonella decidiamo di saltare a piè pari la fase di preparazione (documenti di progetto, Gantt, business plan ecc.) e di fare il possibile per andare subito online: vogliamo proporre un esempio funzionante della nostra idea, per poter attrarre possibili partner, finanziatori ecc. Oltretutto sappiamo che altri stanno per uscire con progetti simili.

Saggi o incoscienti? Si chiede Federico più avanti. Io dico: probabilmente saggi. Perché l'investimento aggiuntivo per essere operativi con un progetto interamente immateriale come Spotus.it è minimo (cinquanta giorni in tutto), e buttarsi ha forse più senso che stare a farsi troppe domande, anche perchè è una cosa che genera credibilità e aumenta le probabilità di successo.

C'è una morale per Kublai? Per me sì, ed è questa: documento di progetto e business plan sono strumenti per creare, e non dogmi. Io credo che, laddove siano necessari investimenti importanti (anche "solo" di tempo e vita), siano strumenti utilissimi, e io personalmente non me ne priverei. Però ci sono casi, come quello di Spotus.it, in cui essi non sono la cosa più immediatamente utile al decollo di progetti creativi; e il decollo di progetti è poi la vera mission di Kublai. E allora vale forse la pena di chiedersi se e come, oltre che aiutare i creativi a mettere a fuoco i propri progetti, in casi come questo possiamo aiutarli a farli e basta.

Qui ritorna utile, mi pare, l'intuizione di disseminare strumenti su cui avevamo impostato il Kublai Camp 2010. Roba semplice, low cost, in grado di partire immediatamente (vi ricordate la sessione su "Lavorare nella nuvola"?). E di strumenti parla appunto Federico: Drupal, we+, Twitter, Facebook, integrazione PayPal. Alla luce dell'esperienza Spotus.it, mi sto chiedendo se non valga la pena intensificare gli sforzi in quella direzione. Voi cosa ne pensate?

Tag: Spotus.it, business, plan, prototipi, strumenti

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Risposte a questa discussione

Provo ad aggiungere qualche riflessione.
La scelta dei ragazzi di Spot.us non è poi così diversa da quella fatta da Pazienti.org o da facebookallevents.com o altri anche qui su Kublai.
Qualcuno ha provato a buttare giù un progetto e qualche numero prima di andare on line, altri sono andati direttamente on line e poi si sono fatti due conti.
Dai casi che mi vengono in mente, trovo che la componente web sia il filo conduttore di questi progetti che possono andare in realizzazione subito.
Anche altri forse, ma sicuramente con difficoltà maggiori soprattutto se hanno una componente di investimento superiore.

Detto questo, provo a raccogliere le tue due provocazioni.
Kublai deve incoraggiare la realizzazione prima della progettazione?
Secondo me no. Spot.us Italia la progettazione l'ha ereditata, con tutto il modello di funzionamento e il business plan, dai tipi americani e quindi ha potuto permettersi di andare on line direttamente.
Se l'idea fosse partita da zero, sono sicuro che avrebbero affrontato un fase progettuale.
Non mi piace far passare il concetto che le idee funzionano da sole, mi sembra un modo molto artigianale di fare impresa. Un modo senza prospettive, senza visione internazionale, un modo che non porta lontano, salvo in rarissimi casi.

Kublai deve dare più spazio agli strumenti di realizzazione?
Su questo punto sono pienamente d'accordo e infatti ho caldamente incoraggiato nel Camp di gennaio l'organizzazione dei seminari che hanno riscosso un buon successo.
Sicuramente affronterei tutti i temi che servono a dar vita ad un progetto: progettazione, business plan, fund raising, organizzazione, burocrazia, ecc...
Nicola, in realtà da Spot.Us Usa abbiamo ereditato la filosofia di base, abbiamo avuto consigli, l'autorizzazione a utilizzare il nome e a sperimentare. La piattaforma l'abbiamo realizzata noi, la scelta del modello societario idem, le strategie di promozione, di collaborazione, di ricerca di partner anche.

Se non avessimo adottato questa modalità "smart" - che non possiamo sapere se sia vincente o meno - posso tranquillamente dire che non saremmo mai riusciti neanche ad avvicinarci a realizzare la nostra idea.

Naturalmente non tutti i progetti possono partire così ma spesso la fase preparatoria è talmente lunga, le risposte di chi dovrebbe aiutare/finanziare così deprimenti o burocratiche o esigenti da affossare molte buone idee.

Non è un modo artigianale di fare impresa, è un modo diverso, forse in linea con la velocità di cambiamento e di evoluzione di determinati mercati.

Facendo così siamo riusciti ad attirare l'attenzione di entità, come Telecom e Current Tv che altrimenti sarebbero state molto più difficili da raggiungere. Se ora Telecom ci chiede un bp, noi lo realizziamo "centrato" sulle loro richieste ed esigenze. Così faremo se altre società disposte a darci una mano lo richiederanno.
Ciao Federico
dai cugini americani avete ereditato molto di più... il solo fatto di aver colto quell'idea e aver visto che li funziona, praticamente vi ha fatto saltare tutta una fase beta. Un BP è un elemento intrinseco ad una idea già realizzata.
Senza nulla togliere al vostro merito di essere andati on line naturalmente.

La mia affermazione sull'impresa artigianale non era rivolta a voi in particolare, ma al mood del fare vs quello del progettare che qui su Kublai non mi sento di sponsorizzare.

Ma di che sto parlando? Io sto parlando di iniziative di impresa che fanno profitto o quanto meno remunerano il capitale investito e il lavoro delle persone.
Beh, vorrei vedere una casistica di iniziative partite dal fare senza progettare e che poi siano diventate delle imprese....

E cmq ti parla uno che lo ha fatto in passato. ListaEtica è partita dal fare senza nessun progetto. Ci è anche riuscita a diventare quello che voleva, ma poi l'assenza di progettualità di lungo periodo, di una analisi di fattibiltà, l'ha portata a perdersi nel tempo.
Certo, ci rendiamo conto delle difficoltà di trasformare un "guizzo" iniziale in una società che sia in grado di autosostenersi ( e soprattutto di remunerare i collaboratori): anche per questo siamo qui su Kublai...(a proposito, domani aggiornerò il gruppo chiedendo un paio di consigli alla community).
Ciao Nicola, sono in parte d'accordo sui tuoi dubbi sulle idee che vengono realizzate senza prima un confronto o una strategia a lungo periodo.
Penso però che sperimentare e sbagliare da soli (e coi propri soldi) sia molto più efficace che imparare dagli altri tramite le parole. L'italia è un paese pieno di parole e con pochi fatti. Quindi incoraggerei i pochi che dimostrano di passare subito all'azione, magari cercando di recuperare poi la componente strategica, se mancante.
Concorso sul modo artigianale di fare impresa, verissimo.
Ma sono fiducioso, molte aziende famose nel mondo del web sono nate negli scantinati. Non si sa mai!
Ovviamente ci sono esempi e controesempi. Apple, per dire, nasce esattamente negli scantinati (e non è un'impresa del web). Google da una tesi di PhD in matematica - cioè da un algoritmo. Eccetera. Ma secondo me il punto non è quale sia il metodo migliore. Il punto è qual'è il metodo migliore per ciascuno, e siamo tutti diversi. Non credo che Kublai debba imporre un metodo, quanto affermare dei valori: il rigore nei numeri è indiscutibilmente uno di questi valori, e prima o poi da lì sono dovuti passare anche i due Steve, Larry e Sergei, e ci passeranno anche Federico, Antonio e Antonella. La prototipazione con i propri soldi, come dice Luca, è assolutamente coerente con i valori della creatività così come Kublai se li rappresenta, e dunque credo che Kublai farebbe bene a incoraggiarla e aiutarla, nei limiti del possibile e nei casi in cui non sia distruttiva (cioè in quelli in cui costa molto poco o nulla).
Quando ho intercettato Kublai ed ho iniziato a partecipare come progettista e come persona che ha cercato di contribuire allo sviluppo degli altri progetti ho accantonato molte "routine" ed ho scoperto nuove cose. Devo dire che Federico mi ha sempre messo in difficoltà, mi ha dato tanti tanti utili suggerimenti ed io non avevo modo di ricambiare (potevo solo ringraziare). Il suo non aver caricato da subito il progetto ha provocato in me un problema non riuscire a garantire reciprocità. Se escludo tale aspetto, il fatto che abbia deciso di caricare il progetto a "progetto avviato" non è assolutamente un problema, anche perchè il concetto di progetto avviato è molto difficilmente identificabile. Quando si avvia un progetto come Spotus? Quando è on line? Prima di incontrare la pensavo così, ora non più. Nella nostra esperienza abbiamo capito che è fondamentale avere una visione ed un obiettivo di lungo periodo (un sogno - Angels for Travellers in tutto il mondo), delineare un percorso assolutamente flessibile e cercare di andare avanti.
Il business plan strutturato in cui tutto è chiaro strutturato e definito è una chimera. E' uno strumento che non si addice alla dinamicità e all'incertezza del mondo del web.
Quindi assolutamente daccordo nell'intensificazione degli sforzi nella direzione indicata da Alberto sopratutto se aiutano a ridimensionare i costi di partenza ed ad incrementare il traffico (ovviamente parlo di progetti web-based).
Bisogna però capire come.
Il primo giro di commenti è interessante, grazie. Solo una cosa: non mi pare che il progetto creativo basato sul prototipo (anziché sul bisnis plen) sia limitato al web. Anche i Modena City Ramblers, il tutto il loro analogico splendore di violini e fisarmoniche, mica sono partiti da un documento. Il modello di bisnis era quanto mai semplice: tu fai musica, se incontri un qualche tipo di pubblico camperai di dischi e concerti.

Il modello era, ai tempi, molto solido, ma teneva solo se riuscivi a produrre musica che un numero sufficiente di persone trovasse eccitante. Quindi il progetto vive o muore nel prototipo, nei primi dieci concerti. Consapevoli di questo, siamo partiti da un piccolo autoinvestimento (montiamo un'ora scarsa di repertorio, spendendo il nostro tempo e i nostri soldi, e cerchiamo un paio di posti dove poterci esibire a cifre poco diverse dallo zero). Siccome il riscontro c'era, si è fatto il passo successivo. Il web (nel 1991) non era nel nostro orizzonte.
La questione non è business plan si o no, nessuno mette in discussione l'importanza di un modello predittivo economico, ma ci sono spesso aspetti così imponderabili in alcuni business model (non necessariamente web based), soprattutto basati sulla possibilità di generare ore/uomo lavoro in peering (è questa la vera differenza).

Mentre i modelli economici consolidati, possono basarsi su uno storico predittivo e quindi i business model hanno margini di errori piuttosto realistici e contenuti, che mi permettono di espormi con banche, finanziatori e tenere sotto controllo i costi, riuscendo a prevedere i margini di profitto con ragionevole accuratezza;
- business model basati su start up web based (ma estendibile questo concetto a vari campi dell'economie creative) in cui ci sono aspetti concomitanti ovvero associazionismo o condivisione di lavoro comune (che diventa un vero e proprio asset) hanno margini di variazione e di predizione così complessa che sarebbe come cercare di calcolare degli indici con un margine di errore troppo fluttuante che rende approssimativo la predizione del modello, (un pò come nella metereologia in cui i vecchi modelli potevano affermare che potrebbe piovere in un arco di 48 ore quando a noi serviva sapere se pioverà nelle prossime 2).

Questo non significa non prevedere un modello economico, significa avviare una fase in cui si investe nella progettazione di un Prototipo, si testa la reazione del mercato e le potenzialità, successivamente calibrato quel modello, (ROI per utente iscritto ad esempio, o su altri parametri) allora si costruisce un vero e proprio Business Plan.

In sintesi secondo me, un prototipo di prodotto/servizio sta al prodotto/servizio finale, come uno smart plan sta ad un business plan definitivo.

Lo smart plan (o fuzzy plan ) dovrebbe avere la stessa precisione nel prevedere costi, indagine di mercato, criticità di un classico business plan, ma rispetto a quest'ultimo, dovrebbe avere una tollerenza sull'errore molto maggiore, lavorare con una logica più fuzzy prevedendo appunto delle variabili complesse che simulano al meglio la complessità di fattori economici concomitanti.

Parliamo quindi di diversi metodi di predizione, da quelli classici che affondano le radici nella matematica delle variabili indipendenti alla base delle teorie economiche classiche, ad un modello che riproduce più fedelmente la natura di variabili complesse e imponderabili, appunto in fuzzy logic dove si sono inventati molti meccanismi e congegni, tralasciando inizialmente di individuare una teoria matematica per ogni processo ma cercando di accostarsi alla realtà dei processi dinamici.
Torniamo un po' indietro.
Pensiamo un attimo a perchè abbiamo messo in piedi Kublai. Per aiutare gente a realizzare cose che contribuiscano allo sviluppo economico e sociale di questo paese. Gente creativa a cui mancano però degli elementi per realizzare quelle cose che possono avere in parte già in testa. Ser a uno non gli manca niente, non ha bisogno di nessuno, per me può partire. Se gli mancanop solo dei contatti, come può succedere nei progetti web che costano solo ore/uomo, allora che partano pure. Se hanno bisogno di una comunità non generalista, ma selettiva, che raduna creativi, innovatori innamorati del progresso ed aperti agli altri, etc., allora che usino pure Kublai per questo. Ma se vi devo dire la verità, se mi aveste chiesto tre anni fa se avrei voluto lavorare a mettere in piedi una comunità che avesse solo queste finalità, vi avrei risposto alora di no. la risposta può essere diversa per altri del gruppo fondatore di Kublai e non è poi così importante.

(poi in realtà anche in situazioni di estrema incertezza come quelle del web, fare una botta di conti che ti consentano ad esempio di prevedere a quanti contatti al giorno devi arrivar e in quanto tempo, e che tipo di donazioni di quale taglia ti aspetti entro quanto, male non può fare anche ai prototipi web)

Ma l'ipotesi fondante di Kublai è che ai creativi mancassero anche, e soprattutto, (1) una sorta di chiarezza interiore su quello che volevano veramente fare, che nasce dal confronto con gli altri. (2) Dei contatti personali nei loro territori. E (3) magari delle risorse economiche. Per raccogliere queste risorse o elementi mancanti è necessario uno strumento di comunicazione, Un veicolo potente e chiaro che parla per te quando non ci sei: un Progetto. Badate un progetto e non un Business plan che del progetto dovrebbe fare parte..

Per non tirarla troppo lunga aggiungo solo che non sono fanatico del progetto scritto e che in alcune circosatanze se ne può fare a meno come dice Federico, e dovrebbe essere OK per chi a Kublai non chiede granchè se non di esserci. Ci sarebbe poi da dire sul fatto che molti temono la scrittura del progetto perchè comporta il rischio che ti rubino l'idea, e temo che la visione del prototipo, se proposta come un'opzione a tutti riscontri grande successo in quelli che hanno difficoltà e remore: i creativi.
Martedì ho tenuto un seminario al Politecnico di Milano alla Facoltà di design. Ho raccontato agli studenti questa nostra discussione, e loro mi hanno guardato come se fossi stato un marziano con le antenne. Per loro è del tutto ovvio che il percorso progettuale preveda un prototipo: alcuni di loro sembrano pensare "niente prototipo, niente progetto", come noi diciamo "niente documento, niente progetto". Probabilmente questo è un modo di pensare ovvio per ingegneri, architetti e designer, mentre l'approccio di business plan è più naturale per noi che veniamo da una cultura economica.

Il documento di progetto alla Kublai è uno strumento indiscutibilmente utile. Io credo che sia indispensabile per quasi tutti i progetti, anche se in alcuni casi può forse non esserne la prima fase. Certamente non vorrei che denaro pubblico venisse allocato su un progetto che non è mai stato scritto da qualche parte: su questo teniamo la barra dritta, e guai se non fosse così. Diciamo che l'esperienza di Spotus mi ha fatto sentire come il pesce della barzelletta che, non essendosi mai affacciato in superficie, non riesce a capire che cosa sia questa acqua di cui tutti parlano: sono così immerso nel mio modo di pensare da economista che lo do per scontato come un universale, mentre universale non è.
Interessante l'esperienza che hai riportato dal Politecnico. Però vorrei vedere gli studenti di design realizzare una sedia partendo dai pezzi di legno invece che da un disegno. Bisogna pure capirsi su cosa si intende per progetto.

Certamente in un'ipotesi di impresa, il progetto è un passaggio importante, ma non vorrei mai far passare il concetto di dogma su questo aspetto.

Anche nel mondo non profit spesso una attività parte dal fare prima che dal progettare. Tante associazioni nascono dalla necessità emergente di soddisfare una certa esigenza. Partono dal piccolo per poi progettare una loro struttura con relativa crescita.

Credo che non sia neanche il caso di stare li a buttar giù categorie o settori. Se qualcuno parte dal fare evidentemente ha anche le idee molto chiare.

Il progetto resta un ottimo strumento di autoconsapevolezza e il business plan un potente strumento di comunicazione.
Direi che il binomio funziona nelle attività particolarmente immateriali.

Dunque che fare su Kublai? Io direi tutto. Accogliamo chiunque a qualsiasi stadio il suo percorso sia arrivato.
Questo credo sia importante anche per arricchire l'ambiente con diverse esperienze.

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