Signore, signori, progettisti
come avrete visto al camp di sabato modero una sessione sul futuro di Kublai. Rileggendo il resoconto che Criscia aveva fatto della nostra ultima riunione su questo tema mi sono reso conto che mi ero impegnato ad aprire una vera e propria pagina di ning dedicata al riprogettare Kublai. Non l'ho fatto ad Aprile scorso ma forse possiamo farlo dopo il camp, con qualche stimolo in più ed un po' di energie positive che spero di raccogliere. Spero che molti di voi prendano la parola in auditorium sabato pomeriggio per insegnarci a guidare insieme questa barca. MI raccomando la brevità!
Permalink Risposto da Tito su 24 Settembre 2011 a 23:23 La sessione è andata bene, grazie a tutti quelli che hanno partecipato e detto cose utili. C'è ancora tempo per farlo, scrivendo qualcosa qui. Per agevolarvi, vi inserisco il video che ho mandato in apertura di Alberto Cottica
E questo invece è quello di David Osimo. La qualità dell'audio è un po' peggiore, ma quella dei contenuti ugualmente alta. Alzate il volume al massimo o sentitelo in cuffia.
Spero li troviate stimolanti come sono stati per me.
Permalink Risposto da david su 26 Settembre 2011 a 16:09 ciao e grazie per il feedback. Il mio riferimento all'autoreferenzialita' non e' specifico su Kublai ma generico su qualsiasi esperienza bottom-up.
mi e' piaciuto l'intervento di alberto, condivido l'immagine della stella.
Sul mio contributo, vorrei specificare la proposta attraverso uno "slogan". Perche' non fare di Kublai la piattaforma peer-to-peer per la p.a. italiana, un po' come challenge.gov e' la piattaforma per i premi del governo USA?
Permalink Risposto da Nicola Salvi su 28 Settembre 2011 a 16:52 Grazie David
per fortuna siamo lontani dal sistema a stella. Dati alla mano di maggio, gli utenti incidono per il 70% delle conversazioni che si svolgono su Kublai.
E' pur vero che, con 450 progetti e 3000 persone, oltre ad un sito con tanti limiti, senza l'intervento propulsore dello staff, la cultura della conversazione creativa spontanea e di qualità non si propaga facilmente.
Inoltre nell'ultimo anno Kublai è stata gestita da 3 persone, contro le 7/8 dei 2 anni precedenti, ma nell'ultimo anno siamo cresciuti di più, sia in termini di persone che di progetti. Uno sviluppo del genere non sarebbe stato possibile con una logica a sportello.
Permalink Risposto da Mr Volare aka Alberto Cottica su 25 Settembre 2011 a 0:51
Permalink Risposto da Tito su 25 Settembre 2011 a 12:32 Anche a me aveva colpito quel passaggio di david. Però allo stesso tempo, riflettendo su come la comunità di Kublai si è evoluta anche nei numeri, dandogli quel carattere magico che David ha sottolineato, mi è sempre parso che non abbia fatto salti in altre gruppi del tutto estranei, ma sia avvenuto per contatti con persone ad essa limitrofe, con il passaparola dei suoi membri inizali più forti. Vedi ad esempio i vincitori del Camp di ieri sono evidentemente una gemmazione del gruppo di napoli e di stefano consiglio, che, vorrei ricordarlo tanto per spiegare cosa ho in mente, è un vecchio amico di Marco Magrassi del Ministero. Insomma, questa è certo un modello di espansione. E' autoreferenziale?
La visione fatta di salti attraverso cui cercavamo di identificare comunità creative già esistenti da intercettare ed alle quali far arrivare il nostro messaggio era quella che avevo io in origine, ma Alberto stesso mi sembra mi abbia fatto notare che non ha mai dato molti frutti (anche se qualche limitato caso mi viene in mente), ad esempio gianluca mei che ho consociuto grazie ad una presentazione che ho fatto più di un anno fa ai giovani industriali di ancona. Insomma la tesi dell'autoreferenzialità da combattere mi attira, ma nella pratica della nostra azione vorrei capire cose implica.
Permalink Risposto da Mr Volare aka Alberto Cottica su 25 Settembre 2011 a 18:24 L'autoreferenzialità in questo caso vuol dire pensare che Kublai sia un bene in sè; che il suo modo di operare sia un bene in sè; il software che usa, il linguaggio e il lore, tutto insomma, siano beni in sè.
L'attraversare la società attraverso legami sociali deboli esistenti non è autoreferenziale. È un modo accreditato di "irradiare" tantissime persone a costi bassi, fin dal famoso esperimento di Milgram degli anni 70 dei sei gradi di separazione.
Permalink Risposto da Pico Miles aka Nino Galante su 25 Settembre 2011 a 3:38 Ho avuto modo, grazie allo streaming, di seguire gli interventi (anche se ad un certo punto c'è stato un buco audio di alcuni minuti mentre parlava Tito) e vorrei esporre ancora una volta il mio pensiero su alcuni punti toccati.
Mi sembra che lo sforzo di far proseguire il progetto sia auspicato da tutti anche se Alberto puntualizza di non essere interessato se Kublai dovesse trasformarsi in una sorta di sportello in cui il dialogo avvenga tra utenti e consulenti e venga meno, di fatto, la community collaborante; Tito mette in contrapposizione le conclusioni di Alberto e Davide ma entrambi vedono, seppure in misura diversa, la presenza della pubblica amministrazione nella conduzione di Kublai.
Potrebbe essere utile a questo proposito un follow-up anche su Second Life oltre che qui sul ning, per capire cosa si profila all'orizzonte?
Nell'ipotesi, auspicabile, che Kublai continui ad esistere e potenzi la propria azione, ritorna la questione "finanziamento" dei progetti. A tal proposito, vorrei argomentare che, alla luce dell'esperienza di questi tre anni e mezzo di Kublai e di quanto scrive Alberto in Wikicrazia, a mio avviso la community ha gli anticorpi giusti per tenere alla larga gli "opportunisti" da sempre paventati, e che alla fine è sempre la community (intesa come insieme di coacher e di kublaiani) che fa emergere i progetti meritevoli. Secondo me, per completezza di processo (e per generare davvero sviluppo senza rischiare di lasciare a metà processi virtuosi avviati con grande dispendio di energie individuali e di community) questi progetti dovrebbero però essere portati quanto meno all'individuazione delle risorse finanziarie necessarie per farli partire e tutto questo lasciando sempre in bella vista il cartello, tanto caro a Tito e a tutti noi, che avvisa che Kublai non da soldi. Se tra gli obiettivi di Kublai c'è di creare valore, si giustifica, quindi, il non preoccuparsi che un buon progetto arrivi a realizzarsi di fronte ad una disponibilità finanziaria, pubblica o privata che sia, che pur presente non si riesce in qualche modo ad intercettare?
Passando ad altro, ancora una volta è emersa la necessita di disporre di strumenti che orizzontalmente attraversino Kublai per connettere i progettisti e i progetti su comuni esigenze/tematiche; dopo averne parlato e scritto da tempo sul ning, l'esigenza salta ancora fuori; Alberto tempo fa ipotizzava l'utilizzo dei fora per colmare questa mancanza; io ricordo che oltre ai fora, anche appositi incontri tematici su Second Life potrebbero essere utili per lo scopo (sono curioso comunque di sapere quali nuovi strumenti Alberto ha in mente, ritenendo superato l'uso combinato di Ning e di Second Life)
Infine Carlo Infante ha sollevato il problema di come diffondere sul territorio (sia tra la pubblica amministrazione locale che presso le agenzie formative) le buone pratiche e il modello kublaiano; anche questa è una domanda a cui bisognerebbe dare risposte, un'esigenza più volte espressa e che in Sicilia ci ha indotto a lanciare Kublai Sicilia come aggregazione territoriale di kublaiani finalizzata a perseguire questi obiettivi.

Permalink Risposto da Tito su 28 Settembre 2011 a 12:28 Riassumo qui a beneficio di tutti alcuni stimoli e proposte che ho raccolto nel corso della sessione sul futuro di KUblai al Camp di Sabato scorso (sono inevitabilmente filtrate e interpretate da me):
Colgo l'occasione per chiedervi: che cosa ne pensate della seguente affermazione presa dal video di alberto?
"i due principali strumenti di interazione che Kublai usa - Ning e Secondlife - sono oggi inadeguati e un po' passé"
Permalink Risposto da Frieda Brioschi su 28 Settembre 2011 a 16:21 Dell'intervento di Carlo (sentito grazie alla registrazione video della giornata!) io ho colto anche dei suggerimenti: microeventi di ascolto del territorio, lanciare dei contest, cose piccole..
Qualcun altro poi auspicava interventi qualificati, professionali, per alzare il livello della discussione.
Tecnicamente Ning è passato di moda da quando è diventato uno strumento a pagamento e i suoi concorrenti gli assomigliano tutti terribilmente, a meno di passare a qualcosa di completamente diverso. Ma una migrazione di massa di contenuti e persone sarebbe sostenibile? I membri silenti (sia lurker che inattivi) della community si perderebbero o seguirebbero Kublai, qualunque sia la destinazione?
[scusate ma da novizia e lurker al Kublai Camp ho più domande che risposte per il momento ;-) ]
Permalink Risposto da Nicola Salvi su 28 Settembre 2011 a 16:39 Ciao Frieda
passare ad un'altra piattaforma, salvo grande disponibilità di Ning, sarà questione di morti e feriti per strada. Kublai è una community di servizio e non di interesse, la fidelizzazione scade prima.
Se si cambia, si ricomincia.
Ma il punto cruciale non è mai l'investimento, è la gestione. Se non avessimo avuto Ning, non saremmo riusciti a gestire Kublai nell'ultimo anno in 3, si, solo in 3 persone.
Siamo saturati dalle attività di gestione e non abbiamo energie da poter dedicare allo sviluppo. Anche Ning si può personalizzare adesso (hanno riaperto le API), tuttavia, allo stato attuale, non possiamo fare molto.
E poi, a parte le persone, il porting dei contenuti credo che sia quasi impossibile...
Permalink Risposto da Pico Miles aka Nino Galante su 29 Settembre 2011 a 2:26
Permalink Risposto da Nicola Salvi su 28 Settembre 2011 a 16:47 Le caratteristiche di Ning non sono cambiate (a parte il costo, cmq irrisorio) rispetto a quando fu fatta la scelta. Purtroppo direi, sarebbe bastato qualche aggiornamento.
Condivido che Second Life sia purtroppo inutile. Ma l'ho detto mesi fa. E' un ambiente troppo complicato che restringe il pubblico in ascolto piuttosto che ampliarlo.
Ning potrebbe esprimere qualcosa di meglio... di sicuro ce ne sarebbe la possibilità, ma servirebbe un piccolo investimento in sviluppo fatto su persone competenti. Da soli non ce la si fa.
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