Kublai

Conversazioni creative

Rieccomi!

Dopo settimane di preparazione contratti, contatti con produttori, gustosissimi assaggi e ricognizioni a Porto Lotti.... sabato e domenica scorsi siamo finalmente approdati a Porto Lotti, per far conoscere il servizio Porto Qui e i primi produttori che hanno aderito al progetto.
Tra pesto biologico, testaroli, formaggi di capra, pecora e vacche pontremolesi, mieli allo zafferano, torte salate e pandolci e ciambelloni ce n'era davvero per tutti i gusti!

Ma la cosa che più ci ha fatto piacere è la reazione positiva dei clienti del porto alla novità di Porto Qui...

Al momento stiamo lavorando per inserire ingredienti e ricette nel sito, dove è già possibile però registrarsi per rimanere aggiornati sulle novità!

Spero che inizi presto la lunga stagione di test!

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Risposte a questa discussione

OK,
abbiamo capito ciò che c'é da fare. Che non sarebbe stata semplice né veloce lo sapevamo ora non resta che...
"ponderare, Mignolo, ponderare"...
ad ogni modo siamo WIP quindi facciamo poi il punto fra qualche giorno.
Grazie
Da economista, sono perfettamente d’accordo con i commenti di Gianluca.

Da membro di Kublai e dunque praticante ancorché dilettante del web, colpisce anche me la decisione di tenere il sito “chiuso” nei termini discussi, la vedo fragile proprio dal punto di vista business.

Infine, da velista, ho un commento sulle seguenti affermazioni:

Purtroppo, gli interlocutori con cui abbiamo a che fare (in questo primo momento i diportisti che hanno i soldi per attraccare o tenere la barca a Porto Lotti o altri porti turistici del mediterraneo) credo che pensani di più alla propria accoglienza e non tanto allo scambio, proprio perché sono persone ricche, spesso del mondo imprenditoriale, e che nonostante abbiamo soldi a palate, se possono cercano di risparmiare

Da questo target, è facile aspettarsi comportamenti opportunisti: un diportista di questo genere che assaggia l'olio ligure a lui sconosciuto ma particolarmente buono e trova un modo di comprarne una certa quantità a prezzo inferiore, puoi stare certo che lo farà bypassando PORTO QUI.

[…] i porti turistici non mi sembrano uno luogo dove la cultura dell'accoglienza e dello scambio si incarna in qualcosa. Spesso e volentieri sono posti di lusso dove è difficile addirittura avvicinarsi (basti dire che i produttori coinvolti al mercatino di presentazione del progetto hanno avuto difficoltà ad entrare nell'area portuale con i furgoni frigo...).


Bene, per la mia esperienza non solo nei approdi del Dodecaneso ma anche a Capri o Stromboli, devo dire che non mi riconosco per nulla né nella consumer profile né nelle consumer preferences, né nel modo in cui ci si avvicina alla banchina e ci si prepara a far cambusa su cui sembra basarsi Federico nella sua strategia. I porti sono per definizione un luogo di accoglienza e scambio, dove si parla con la barca vicina e con il marinaio che ti getta la cima, dove guardi le colline retrostanti e immagini chi ci vive e cosa fa e se puoi comprare qualcosa di locale lo fai, dove se puoi risparmiare qualche lira sui prezzi vessatori dei minimarket del porto sei ben felice, dove se dopo una giornata per mare trovi la maggior parte della spesa pronta è una gran cosa.
Gran bel contributo. Bisogna dire che Kublai non finisce mai di stupirmi: in quale altra piattaforma per lo sviluppo di progetti creativi puoi trovare un economista-velista? :-)
Sullo "spirito della banchina" confermo in pieno quanto dice Marco anche per quanto riguarda l'Adriatico, lo Ionio e il sud Pacifico da Sydney alle Whitsundays :)

La banchina è uno dei luoghi più aperti, interclassisti, transculturali, e a volte anche romantici, che esistano.
Ciao Marco,
Le mie affermazioni sui diportisti non rispecchiano la filosofia del progetto e sono solo considerazioni personali. Tuttavia il riferimento all'accoglienza e allo scambio non è riferito al rapporto che si crea fra Porto (nel senso di area di attracco e servizio) e diportisti e fra diportisti stessi. E' riferito al rapporto che si crea (o non si crea) fra l'entroterra del territorio dove è situato il porto e i diportisti. Molti proprietari di barca non la muovono nemmeno (non lo dico io ma gli studi di settore e soprattutto coloro che ho conosciuto nell'ambito della manutenzione e dei servizi alle imbarcazioni) a meno che non siano velisti, probabilmente come te che vanno di porto in porto, fanno escursioni ecc. godendosi, giustamente, il mare.
Quanti di loro durante l'attracco al porto si addentrano per più di 10 o 15 km nell'entroterra? Non ho mai visto, in Lunigiana, viaggiare per i borghi medievali persone che hanno attraccato a Porto Lotti o a Portovenere, Lerici o Bocca di Magra. Proprio perché come diceva Gianluca non vanno a cercarsi il fagiolo di Bigliolo facendosi magari 40 km di strade tortuose in mezzo al nulla quando il loro obiettivo è godersi la barca o il mare.
Se però il fagiolo di Bigliolo lo conoscono al porto e lo vogliono mangiare anche a Milano una volta tornati in ufficio, magari in inverno, quando non usano la barca o non vanno per mare e hanno il riferimento diretto, dove possono comprare il fagiolo di bigliolo a metà prezzo, magari con l'accondiscendenza del produttore che preferisce vendere 10 kg di fagioli spedendoli a mezzo corriere che passare per Porto Qui, allora si crea un problema di competenze: Porto Qui ha fatto conoscere il fagiolo di Bigliolo al cliente barcaiolo, che si fidelizza al prodotto, ma gran parte dei benefici della fidelizzazione restano in capo ai produttori; senza contare che la prossima volta che viene al porto, il cliente può concordare con il produttore di farsi consegnare i fagioli fuori del porto o addirittura al parcheggio dove ha la macchina, cosa che nessuno può impedire e risparmiando anche sui costi della spedizione. Allora qui il dilemma: vincolo il produttore o il cliente? e soprattutto come? La registrazione sul sito obbligatoria mi crea comunque un valore che posso spendere in molti modi: Amazon è in perdita da una vita ma vive sul patrimonio informativo che ha accumulato. Anche Porto Qui può seguire questa strada. Vincolare i contenuti non è la strada migliore ma stiamo lavorando perché si arricchiscano e migliorino nell'esposizione. Oggettivamente non siamo ancora pronti per pubblicare le info più salienti, siamo ancora WIP, presto saremo pronti per pubblicare altre cose molto interessanti.
Tuttavi non è una questione di voler essere diffidenti: è questione di voler dare un'impostazione che possa essere, nel tempo e in ogni luogo dove Porto Qui è replicabile, in grado di tutelare gli interessi di Porto Qui ( e quindi di RISCOM che lo sta realizzando e di Anna Venegoni che ci ha messo l'idea) e di sostenere l'iniziativa nel tempo. Se comportamenti del genere si facessero avanti, Porto Qui finirebbe ancora prima di cominciare, perché come giustamente dici tu, quando di passi le gomene per attraccare o discuti su quali manovre fare per orzare nel migliore dei modi, ci sta anche che si possa parlare di come comprare questo o quel particolare prodotto a metà del prezzo rispetto a Porto Qui. Credo che da economista questo tu lo possa condividere.
Tuttavia, ripeto, le critiche fatte sono state tutte prese in considerazione e abbiamo già mosso le dovute leve per affinare il tiro. Come diceva sempre mio nonno: " chi non fa non sbaglia" ma sbagliare è umano, perseverare è diabolico, imparare dai propri errori è saggio.
Grazie a tutti
Federico, come ho già scritto, non c'è bisogno di vincolare nessuno. PQ dovrebbe portare in barca un set di prodotti e di produttori, giusto? Il singolo produttore non può competere con questo servizio.
Trovate i vostri vantaggi competitivi in modo preciso. Come la presenza stabile nel porto per es.

Se si crea un ritorno di transazioni fuori PQ, fate qualcosa per starci in mezzo. Se non volete spedire a Milano in inverno (e non si capisce perché non dovreste farlo), aiutate il produttore a farlo e il vostro cliente sarà soddisfatto e resterà legato a voi.

Invece di impedire, meglio agevolare cercando di non mollare la regia
Questi sono tra i pochi punti già definiti Nicola, spedizioni @ milano e varie città assolutamente incentivate, nonostante la barba ai km 0, per destagionalizzare seppur lievemente il servizio!
Mi viene di pensare una cosa, Federico, che ti dico con un po di pragmatismo imprenditoriale. Non avermene.

Secondo me sono piuttosto confuse le idee sui diportisti, sia quelli "stanziali" (che vivono la barca come seconda casa, e girano in auto), sia quelli "in transito" (che una volta a terra sono a piedi, hanno come primo problema uscire dal marina, neanche a parlarne di entroterra). Suggerimento: affitta una barca quest'estate, vivi e scopri come funziona questo mondo.

E sono piuttosto confuse le idee sui modelli di business digitali (Amazon vende "la coda lunga", è irrilevante se qualcuno la scavalchi per rivolgersi agli e-store, che esistono, degli editori. E non è più in perdita da una vita). Suggerimento: forse meglio lasciar guidare il progetto a qualcuno che abbia vision e sensibilità di mercato.

Spero di esserti stato utile.
Ciao Marco, bentornato su PQ!
Credo che Federico si sia scandalizzato vedendo la fauna di Porto Lotti e come tutti i clienti siano trattati in maniera a dir poco reverenziale.
Certamente è un approdo sui generis, non a caso molti diportisti non fanno scalo lì bensì tengono la barca ormeggiata in stile seconda casa.
Ma è una realtà in divenire, come tutte le cose... e soprattutto ci ha aperto delle porte.
Nei due giorni di mercato tra l'altro ho parlato a gente affascinata dall'idea che un pastore che ripopola la razza pontremolese fosse arrivato lì, lato banchina, con i suoi prodotti.
Questo non mi sembra un segnale da poco.
Fondamentale che PQ non diventi uno spennadiportisti.
Al momento siamo in trattativa per definire al meglio la logistica e le risorse stesse necessarie al progetto.
Sicuramente, come ho sottolineato ieri con Federico, occorre fermarsi un secondo e condividere uno scenario che sia fattibile, in linea il più possibile con il progetto originario e che possa aprirsi ad altre possibilità.

Sono d'accordissimo sulle considerazioni riguardanti la chiusura e penso che presto prenderemo una piega più aperta.
La paura degli altri non porta a niente di buono, solamente a farsi guardare a propria volta con sospetto.

Per riallacciarmi alle tue considerazioni sui porti... io ho esperienza di porti francesi e, meno, italiani... e la banchina è un luogo splendido, dove finalmente ti riappropri di un esterno che non sia fatto di acqua, dove conoscere gente è questione di attimi e, al tempo stesso, dove senti forte la sicurezza della tua casa, la tua barca che, al minimo segnale negativo, leva gli ormeggi e cerca nuove banchine!

Più complicata la questione dei prezzi dei minimarket da porto... e resta un punto critico!
Intervengo anche io con i miei 2 cents alla discussione:

Tra il 1997 e il 2001, sono entrato in contatto, con una realtà (la prima ) realtà di porti in rete, Portnet , Avvisatori marittimi, che peraltro copre anche La Spezia, Livorno, Taranto, Brindisi ed altre città.

Fanno delle informazioni nel db la loro forza, i servizi sono soprattutto orientati all'esternizzazione delle info logistiche su orari nel porto, partenze e rada, gestione dei flussi di merce e comunicazione degli stessi alle capitaneria di porto, per le quali di fatto esercitano un servizio esternalizzato.

Bene, avrebbero potuto benissimo sviluppare servizi dedicati, espandersi, giocare maggiormente la carta dell'apertura e del 2.0, sebbene si parli di navi merci e di un target ancora più chiuso dei diportisti.
Hanno preferito proteggere gelosamente il db, i dati, le relazioni coi fornitori, di fatto a volte assecondando forme monopolistiche presenti nei porti, risultato, il progetto è rimasto (anche graficamente) come l'avevo lasciato 10 anni fa.

Morale della favola?, il valore non è nella protezione di dati che di per se hanno poco valore, ma nell'aprire nuovi scenari di relazione, derivare nuovi servizi e interazioni con il territorio e il suo entroterra.
Il servizio non solo non è cresciuto, ma da quello che mi risulta dal portale, ha perso anche affiliati.
Ciao Walter... ho letto con attenzione favola e morale... dando una veloce occhiata al sito in effetti non è molto appealing... il fatto che siano indirizzati non a porti turistici ma piuttosto commerciali rende forse comprensibile le loro scelte.
Vivendo a Spezia ogni giorno hai chiaro quanto concetti come "apertura" e "innovazione sociale dal basso" siano lontani anni luce da certe realtà militari, parastatali, dismesse o semplicemente con un'inerzia incredibile, inimmaginabile in altre città!
Proprio per questo in quei settori che invece sono più dinamici e aperti alle novità bisogna darsi da fare e sperare di portare a casa capra e cavoli, interventi efficaci e qualche guadagno

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